Centrali a biogas, aggiornamenti

Centrali a biogas, aggiornamenti
Il governo Monti ha prorogato i termini per le centrali che vogliano ricevere gli incentivi statali, devono essere ultimate non entro il 31 dicembre 2012, ma entro aprile 2013. Ad aprile il ministro Clini aveva dichiarato che i rendimenti dei produttori delle rinnovabili sono talmente alti da fare invidia a quelli di un venditore di droga. Per una centrale a biogas si parla di un guadagno netto (dopo aver ammortizzato le spese di costruzione in qualche anno) di un milione di euro all’anno per ogni MW.

Incidenti in Germania nelle centrali a biogas:
http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2012/08/centrali-biogas-ecco-cosa-sta-accadendo.html

Il consiglio dei ministri del 10 agosto scorso ha bocciato la costruzione di una centrale nel Vercellese. Su parere dell’ASl alla conferenza dei servizi, la centrale era stata classificata come “industria insalubre di prima categoria”. Per industrie insalubri di prima categoria il sindaco ha ampio potere discrezionale a condizionarne la costruzione o meno. La Provincia aveva deciso di rinviare al Consiglio dei Ministri. Una descrizione delle motivazioni per la bocciatura della costruzione e’ a:
http://www.osservatoriolegalita.org/12/acom/09set1/0606danielajus.htm
Valutare che la centrale a biogas possa essere un’industria insalubre di prima categoria e’ una modifica rispetto a una sentenza del Consiglio di Stato del 2009 che, in seguito a un ricorso presentato a Medicina, affermava che in generale le centrali a biogas sono contrali energetiche e non a rifiuti e quindi non rientrano nelle industrie insalubri
http://www.scarlinoenergia.it/index.php?page=_layout_news&id=1430&lang=it
Sembra di capire sia importante valutare caso per caso se la centrale a biogas sia da considerare industria insalubre o meno.

Acqua e biogas (dalla relazione di una conferenza recente a Budrio)
“Quest’anno con l’estensione degli investimenti a mais da biogas i consumi nel tratto tra Bentivoglio e il Sillaro sono passati tra il 2011 e il 2012 da 12 a 19-20 m3 al secondo. Consumi così elevati non si erano registrati neppure nel 2003. Il Consorzio della Bonifica renana che acquista l’acqua dal Consorzio del Canale e la rivende alle utenze agricole opera il sollevamento dell’acqua in due punti (a Pontelagoscuro e prima di Bentivoglio). A questi consumi energetici si somma il gasolio per i trattori che fanno funzionare le pompe di sollevamento che pescano dai fossi con la presa di forza. Sia che si irrighi a scorrimento (con gli sprechi documentati dall’acqua in fondo ai fossi della foto sopra) o a pioggia il risultato è stato un gran consumo di acqua. Qui l’acqua si paga ad ettaro e non a misura e lo spreco è incentivato. Era un sistema che andava bene quando non c’erano colture irrugue e si usava solo l’irrigazione di soccorso. Intanto l’acqua utilizzata per irrigare a gogo il mais dei biogasisti è andata a sottrarre la disponibilità delle utenze civili nel ravennate, forlivese e imolese. Avanti così”
Fonte: http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2012/09/il-biogas-avanza-ma-i-comitati-danno.html

Annunci

Se lo dice l’Accademia Tedesca delle Scienze

L’Accademia Tedesca delle Scienze ha recentemente pubblicato uno studio in cui afferma che “l’uso del biogas come fonte di energia e’ sostenibile solo in condizioni eccezionali”. Se lo dice chi fornisce le raccomandazioni al governo tedesco …

La relazione dell’Accademia Tedesca delle Scienze e’ al sito
dell’accademia.

La relazione dell’accademia e’ molto critica sulla produzione di energia da colture dedicate. Per la produzione di biogas da solo mais in Germania si afferma:
– che la CO2 emessa in tutto il ciclo e’ maggiore di quella prodotta bruciando metano, quindi questa produzione e’ giustificata solo se accoppiata a scarti agricoli o da allevamenti;
– per la produzione di energia elettrica da biogas il basso guadagno di energia rispetto all’energia necessaria per produrre biogas rende difficile giustificare quasta produzione, dati i rischi ambientali. In prima approssimazione, in Romagna il bilancio energetico potrebbe essere peggiore rispetto al caso tedesco, perchè nelle pubblicazioni citate pare non si consideri l’irrigazione del mais e il trasporto sia limitato a 5 km dalla centrale.

L’articolo citato dall’Accademia e’:
Impact of uncertainties on greenhouse gas mitigation potential of biogas production from agricultural resources
Renewable Energy 37, 2012, Pages 277-284
Andreas Meyer-Aurich, Alexander Schattauer, Hans Jürgen Hellebrand, Hilde Klauss, Matthias Plöchl, Werner Berg
http://www.sciencedirect.com/science/journal/09601481/37
Questo studio non calcola l’energia necessaria per irrigare il mais, che ulteriormente riduce la convenienza del biogas.

Riportiamo qui l’articolo apparso sul portale di qualenergia.it
http://qualenergia.it/articoli/20120805-vale-la-pena-scommettere-sulle-energia-da-biomasse

Le biomasse, in generale, e i biocarburanti di prima generazione, più in particolare, non sono il modo migliore per ridurre le emissioni di gas serra. L’accusa ai limiti dei biofuel non è una novità, ma il nuovo report pubblicato dall’Accademia nazionale delle scienze tedesche Leopoldina è interessante perché tenta una valutazione a 360 gradi della sostenibilità delle varie forme di bioenergia. Le principali controindicazioni sono note: per alcune colture e filiere il bilancio in termini di gas serra può essere controproducente e spesso rubano spazio alle colture alimentari con la conseguenza di far salire il prezzo dei cereali e di causare deforestazione.
Continua a leggere

Indirizzi regionali per le emissioni atmosferiche delle centrali

La regione ER, con la delibera regionale 51 del 26 luglio 2011, vieta la costruzione di centrali con potenza superiore a 250 kW per la produzione di energia da biomasse, nei comuni considerati critici per l’inquinamento ambientale, a meno di impatto zero. Castel Bolognese, Faenza, Ravenna sono comuni critici.

I criteri per calcolare le emissioni degli impianti di produzione di energia elettrica da biomasse sono stati definiti nella delibera 362 del 26 marzo 2012.

Le competenze della Regione in materia di inquinamento atmosferico prevedono il raccordo con la normativa di settore europea e nazionale; la definizione di linee di indirizzo per la valutazione e la gestione della qualità dell’aria; la definizione dei criteri ed indirizzi agli Enti Locali per l’autorizzazione degli impianti con emissioni in atmosfera e per l’organizzazione degli inventari provinciali delle emissioni, il coordinamento ed il raccordo con il Sistema Informativo Nazionale Ambientale (SINA).

L’ufficio per il Servizio Risanamento Atmosferico, Acustico, Elettromagnetico della regione ER ribadisce oggi che la Provincia e’ l’autorita’ competente alle autorizzazioni delle emissioni in atmosfera. E chiarisce che  il biogas e’ esente dal computo.

Come se le centrali che bruciano biogas per produrre energia elettrica non bruciassero una biomassa. Come se il traffico veicolare e le emissioni di una centrale di potenza di 1MW elettrico da biogas bruciato fossero inferiori alle emissione di una centrale di potenza 250 KW elettrici da biomassa bruciata direttamente. L’ufficio regionale non giustifica il perche’ di tale intepretazione.

Una stima di Gianni Tamino (pg 90) indica per le emissioni di un biodigestore da 1 MW: 3 tonnellate l’anno di NO2, 6 tonnelate l’anno di S02, 1 o 2 quintali l’anno di ammoniaca, con un traffico di 3,4 camion al giorno per trasportare la biomassa (avanti e indietro) e 1,2 camion per il biodigestato.

Ricordo che, secondo uno studio della regione Lombardia , le polveri sottili si formano anche da aggregazione in aria di molecole di ammoniaca e ossido di azoto, che sono componenti del biogas.
Ricordo che i filtri per le polveri sottili possono essere controindicati poiche’ impediscono la formazione di macromolecole, crescendo cosi’ la quantita’ di polveri sottili in aria.

Castel Bolognese, 14 luglio 2012

Questo articolo è dedicato a Umberto Brunelli (1861-1931) medico di Castel Bolognese, deputato socialista, presidente dell’associazione nazionale dei medici condotti e a quei medici che come lui pensarono che le condizioni di uguaglianza e libertà si realizzassero anche attraverso il diritto alla salute e che si batterono per realizzare condizioni di vita sana per tutti.

Castel Bolognese è uno dei due paesi sulla Via Emilia senza circonvallazione. Da tempo i cittadini sono preoccupati sia della pericolosità del traffico (negli ultimi mesi, 3 morti a Ponte del Castello), sia dall’alto livello di inquinamento e dalle conseguenze sulla salute. Ad aggravare la situazione potrebbe contribuire la costruzione di una centrale industriale a biomasse (biodigestore) per la produzione di energia elettrica, di cui apparve notizia sui giornali locali il 25 aprile scorso. Un gruppo di cittadini di Castel Bolognese, avendo saputo del progetto, è determinato a valutarne il bilancio energetico e l’impatto ambientale/sociale e si è costituito in comitato. L’amministrazione comunale, sollecitata da molti su questo tema, risponde che in caso sia presentata la richiesta di costruzione, l’approvazione non è di competenza del comune ma della provincia che si limita a chiedere al comune l’esistenza di vincoli nelle aree di progetto. Le autorità non parlano di valutazione di sostenibilità. Come cittadini vogliamo riprenderci il diritto a partecipare alle decisioni che hanno impatto sulla qualità della nostra vita e della nostra salute. (Senza dimenticare la puzza che troppo spesso accompagna queste centrali !) Diritto ricordato dalla direttiva europea per le energie rinnovabili [Direttiva europea 2009/28/CE, considerazione 90]. A Bagnara, di fronte alla richiesta di costruzione di una centrale, i cittadini furono chiamati a esprimere il loro parere in una sorta di referendum comunale, dichiarandosi contrari al 94%. E comune e provincia ne rispettarono l’opinione. Il progetto di una centrale a Castello non è ancora presentato in provincia. Se lo sarà, occorrerà valutare vantaggi e svantaggi alla sua costruzione, sia locali che globali, ricordando che piccoli biodigestori sono funzionali allo smaltimento di locali scarti agricoli, ma che i pochissimi scarti agricoli regionali sono già contesi tra biodigestori industriali. Se il bilancio fosse ampiamente positivo, ci piacerebbe persino che i biodigestori, che sono pagati con soldi pubblici, il 14% delle nostre bollette di elettricità, fossero gestiti dai citttadini, che potrebbero così partecipare degli ampi guadagni, si parla di oltre un milione di euro netto l’anno per una centrale da 1MW di potenza.

Il 7 giugno scorso il comitato ha organizzato una conferenza, molto partecipata, sui biodigestori e sulla politica energetica che ha evidenziato i limiti di usare queste centrali per produrre elettricita’, meglio prodotta da pannelli fotovoltaici. In questi giorni sono stati contattati i medici di base e il sindaco, in qualita’ di autorita’ sanitaria locale, per confrontarci sul tema dei danni alla salute che che possono essere causati dalle polveri sottili e in genere da sostanze chimiche di sintesi, quali funghicidi, diserbanti, insetticidi e concimi. Si vuole portare l’attenzione alla prevenzione che e’ l’eliminazione delle cause di inquinamento piuttosto che la diagnosi precoce.
Un biodigestore, a fronte di una bassa produzione di elettricita’ ottenuta bruciando biogas, aumenta l’inquinamento da polveri sottili (PM10) sia per dai camion che la alimentano, sia dalla combustione del biogas. E’ possibile anche una contaminazione delle falde dovuta allo spargimento dei residui del biodigestore ricchi di nitrati. Per non parlare dei concimi e pesticidi usati largamente nelle culture del mais industriale. Purtroppo non esistono ricette facili alla produzione di energia, concentrarsi sul risparmio energetico e’ sicuramente piu’ efficace.
Secondo la stima della regione ER, i limiti giornalieri per la quantita’ di polveri sottili nell’aria sono superati a Castel Bolognese per un numero rilevantissimo di 77 giorni all’anno, quando l’Europa tollera il superamento dei limiti per un
massimo di 35 giorni l’anno2. Con 77 giorni di eccesso di polveri, Castel Bolognese si colloca tra i comuni piu’ inquinati per polveri sottili non solo di tutta la regione ma anche di tutta l’Europa. [In provincia superano il limite anche Bagnacavallo 41, Bagnara 36, Cotignola 36, Faenza 47, Lugo 41, Massa Lombarda 38, Ravenna 60, Russi 36 e Solarolo 50, vedi http://enerweb.casaccia.enea.it/enearegioni/userfiles/Emilia%20Romagna/DGR_EM_23_Marzo_2012. pdf] Le polveri sottili, aventi dimensioni di un centesimo di millimetro come le PM10, o ancora piu’ sottili, sono prodotte dalla combustione. Bruciando, la materia non si distrugge, ma si polverizza e sparisce dalla nostra vista ma non dal nostro respiro. Le polveri sottili entrano nei polmoni, nel sangue e in tutte le cellule alterandone il funzionamento. Causano un ampio ventaglio di danni, disturbi respiratori, malattie cardiache, aumento del rischio di mortalita’ infantile, tumori. Qualunque concentrazione e’ considerate dannosa per la salute.
L’Italia e’ sotto procedura di infrazione da parte della Commissione Europea per il superamento dei livelli di polveri sottili nell’aria (PM10) e per non aver preso sufficienti iniziative per la riduzione di questa fonte di inquinamento. Il Commissario UE per l’ambiente, Janez Potonik, ha così commentato: “L’inquinamento atmosferico continua a causare ogni anno più di 350 000 morti premature in Europa. In Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10 000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa del particolato. Gli Stati membri devono continuare a prendere sul serio le norme europee di qualità dell’aria e adottare i provvedimenti necessari per ridurre le emissioni.”
Le leggi regionali per la riduzione delle polveri sottili impediscono la costruzione di centrali a biomasse a combustione nei comuni con alti livelli di inquinamento dell’aria, ma queste leggi non si applicherebbero ai biodigestori, come ci ha spiegato in un incontro a Bagnacavallo del 4 luglio scorso l’assessore provinciale all’ambiente.
Dal Carlino di oggi (14 luglio) appare che le misure intraprese per limitare l’emissione di polvere sono le usuali restrizioni del traffico e del riscaldamento. Nel frattempo le nostre citta’ continuano a costruire, ampliando i metri cubi. Li terremo non riscaldati? Il trasporto pubblico non aumenta sostituendosi a quello privato. Come ci sposteremo? Spegneremo oltre alle caldaie anche i biodigestori nei mesi invernali?
Come molti a Castello ci chiediamo perchè non si liberalizzi da subito il pedaggio della nostra autostrada, almeno nella tratta Faenza-Imola, riducendo l’inquinamento in paese senza penalizzare le necessità di spostamento degli abitanti.

 

Terreni siccitosi – la coltivazione di mais per biomasse e’ sostenibile?

Siccità agricola: situazione in ulteriore aggravamento

(06/07/2012) Articolo dal sito <ARPA

Per i prossimi giorni non sono previste precipitazioni. Su gran parte dei terreni i modelli di bilancio idrico stimano valori di umidità estremamente bassi, tali da definire condizioni di siccità ormai eccezionale.

Continua a dimunuire il contenuto idrico dei terreni. I valori attuali, calcolati dai modelli di bilancio idrico, sono stimati tra i più bassi mai calcolati a fine giugno nei 50 anni dal 1951 al 2000.

La mappa del percentile del contenuto idrico dei terreni (fig. 1) conferma una situazione in ulteriore deciso peggioramento;  ora prevalgono le aree caratterizzate da siccità eccezionale (aree in rosso).

Che non tutte le biomasse siano sostenibili è cosa nota

La Commissione Europea richiede che le biomasse siano sostenibili per conteggiarle nel bilancio energetico di un paese.

I criteri che definiscono come sostenibile una biomassa sono stati definiti da un gruppo di lavoro con rappresentanti dei governi di tutto il mondo.
Per essere definita sostenibile, l’energia prodotta da biomassa deve avere un basso impatto ambientale e sociale, e va valutato anche l’impatto economico e di ritorno energetico.
Ora appare evidente che la produzione di energia (poca, probabilmente meno di quella impiegata per coltivare il mais) da culture dedicate non soddisfa nessuno dei requisiti.
Riportiamo i requisiti della commissione internazionale qui sotto.
Ambiente Società Economia
Emissioni di gas, capacità produttiva della terra e dell’ecosistema, qualità dell’aria, qualità dell’acqua, diversità biologica, cambio d’uso della terra, inclusi effetti indiretti Prezzo e disponibilità dei cibi locali, accesso alla terra, all’acqua e alle risorse naturali, condizioni del lavoro, sviluppo urbano e rurale, accesso all’energia, salute e sicurezza. Disponibilità di risorse e efficienze d’uso per la produzione di bioenergia, distribuzione e usi finali, sviluppo economico, possibilità economica e competitività della bioenergia, sicurezza energetica/diversificazione delle risorse e approvigionamento, sicurezza energetica/infrastrutture e logistica per la distribuzione e l’uso
Ciclo di vita GHG delle emissioni Assegnazione e possesso della terra per produzione di energia Produttività
Qualità del suolo Prezzo e disponibilità de cibo nazionale Bilancio energetico netto
Livelli di raccolto di risorse legnose Modifica dei guadagni Aumento del prodotto lordo
Emissioni di inquinanti non GHG, inclusi elementi tossici Lavori nel settore delle bioenergie Modifica nel consumo di combustibili fossili e dell’uso tradizionale delle biomasse
Uso dell’acqua ed efficienza Modifiche nel tempo non pagato di donne e bambini per la raccolta delle biomasse Addestramento e riqualificazione della forza lavoro
Qualità dell’acqua Bioenergia usata per diffondere l’accesso a servizi moderni di energia Diversità energetica
Diversità biologica del paesaggio Modifica della mortalità e delle malattie attribuibili al fumo all’aperto Infrastrutture e logistica per la distribuzione di bioenergia
Uso della terra e cambio d’uso della terra connessa alla produzione di biomasse Incidenza di incidenti sul lavoro Capacità e flessibilità d’uso delle bionenergie

Incontro pubblico, 7 giugno 2012

Castel Bolognese
Centro sociale ricreativo castellano
Via Umberto I, 48

Giovedì 7 giugno 2012 – ore 21

Basta chiamarle biomasse per produrre energia pulita ?

ne parliamo con
Leonardo Setti
docente universitario a Bologna, specializzato in tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili,
e con
Alfredo Sambinello
di Legambiente ImolaMedicina

Continua a leggere