Il piano per l’energia dell’Unione proposto dal Comune di Faenza

In questi giorni i cittadini e i consigli comunali della Romagna Faentina sono chiamati a discutere e ad approvare a breve un “Piano di Azione per l’Energia Sostenibile” (PAES), costruito dal servizio tecnico di Faenza sentiti i sindaci dei Comuni.

Il PAES è pubblico da dicembre sul sito del Comune di Faenza http://www.comune.faenza.ra.it/Citta/Rapporti-internazionali/Il-Patto-dei-Sindaci

Si tratta di un piano che a fronte di una spesa pubblica di 120mila euro in 6 anni, che potrebbero essere pagate dai cittadini attraverso l’imposta “Bollino Calore Pulito” del Comune di Faenza, avrebbe come obiettivo la riduzione delle emissioni di C02 nell’atmosfera.

Il documento conta oltre 300 pagine, la parte rilevante/attuativa è nelle 12 azioni descritte nelle ultime 20 pagine.

L’azione più impegnativa dal punto di vista finanziario (azione S061) è la sostituzione di 600 punti luce al costo di 72mila euro, oltre 100 euro a punto luce.

Un’altra azione (S064) prevede la sostituzione di impianti termici in edifici comunali, a fronte di una spesa di 25mila euro, ad esempio a biomassa.

Un’azione (S177) prevede la costituzione di un’agenzia per l’energia Faenza-Imola a cui affidare l’applicazione delle azioni successive, che sono tutte a costi bassi, circa 2mila500 euro l’una.

Due azioni affidano ad appaltatori la fornitura di energia elettrica e la manutenzione degli impianti degli edifici pubblici (S179) e la fornitura di energia e la gestione di impianti di riscaldamento (S184)

Con le azione S180 e S181 i Comuni passano a comprare energia elettrica da fonti cosiddette rinnovabili.

L’azione S182 prevede che gli operatori del settore terziario saranno “invitati” dai Comuni ad acquistare energia elettrica da impianti a biomassa.

Due azioni (S178 e S183) prevedono, a fronte di una spesa di 5mila euro dei Comuni, interventi dei cittadini, di coibentazione degli edifici e di miglioramento degli impianti. Queste azioni prevedono che la nuova superficie residenziale e non residente aumenti del 10% annuo!!! Leggendo queste cifre saltiamo sulla sedia perchè nel nostro territorio le case e i capannoni sfitti sono una frazione altissima, le imprese stanno fallendo trascinando i finanziatori e la sostenibilità richiederebbe di andare a un consumo di suolo zero. E allora perchè si infila nel PAES l’obiettivo di aumentare la superficie costruita del 10%? Sbagliamo a leggere il dato?

Passiamo ai commenti. I comuni non si impegnano a ridurre il consumo energetico degli edifici pubblici, ma piuttosto ad acquistare energia da biomasse. Nel nostro territorio la produzione di energia da biomasse non è chiaro che sia “sostenibile”, perchè le biomasse sono da importare, ad esempio dall’estero (vedi centrale di Russi ex zuccherificio, che brucerà legna per produrre energia elettrica a basso rendimento). Inoltre bruciare biomasse immette nell’aria grandi quantità di polveri sottili, in un ambiente già inquinatissimo. I conti di questo piano in termini di CO2 risparmiata sono quindi completamente discutibili.

L’impressione, sicuramente parziale, che abbiamo leggendo il documento è che si tratti più di un’operazione finanziaria piuttosto che di un’operazione di riduzione del consumo energetico, che consiste nell’affidare la gestione dei servizi energetici dai servizi tecnici a un’agenzia o ad appaltatori. Per cambiare 600 lampade o per cambiare gestore di energia, non c’è bisogno di un PAES, quanto piuttosto di un chiaro piano finanziario. In cui siano chiari i vantaggi economici per la collettività, piuttosto che poco convincenti stime di tonnellate di CO2.

Un piano per la riduzione della CO2 dovrebbe considerare l’agricoltura o l’ambiente o i trasporti, che pure sono la parte più energivora ed inquinante.

Un piano chiaro dovrebbe prevedere obiettivi specifici e separati per ogni comune.

Un piano che puntasse alla riqualificazione energetica del privato dovrebbe analizzare più in dettaglio i dati e coinvolgere cittadini e associazioni ambientaliste. Ma le associazioni ambientaliste non sono state convocate, mentre sono state convocate le banche e i soggetti finanziatori. Ma se la quantità in gioco fosse la CO2, come si dice, chi è l’esperto, le associazioni ambientaliste o le banche?

Insomma, questo piano, nato per conteggiare tonnellate di CO2, e pagato con le imposte del bollino blu, ci sembra essere più un oscuro esercizio finanziario che un chiaro piano energetico.

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