Le associazioni e i cittadini chiedono il ritiro del progetto di ampliamento della discarica di Imola – Riolo Terme

Ampliamento discarica Tre Monti - Imola e Riolo Terme, le associazioni ambientaliste chiedono al Comune di Imola e CONAMI di ritirare il progetto Selezionare la foto per ingrandirla

Ampliamento discarica Tre Monti – Imola e Riolo Terme, le associazioni ambientaliste chiedono al Comune di Imola e CONAMI di ritirare il progetto.

Il comune di Imola ha presentato il progetto nella serata del 26 ottobre, assenti il Sindaco Manca. Assenti anche ARPA ed ASL, che non erano state invitate dal comune.
L’assessore all’ambiente Tronconi ha ammesso che il progetto di ampliamento della discarica è voluto dal Comune e non nasce da una pianificazione territoriale della Regione.

Maggiori informazioni sul sito
http://buonacausa.org/user/legambiente-medicina

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Per noi il futuro non va nell’indifferenziata

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bozza_volantino_6_maggioMERCOLEDI’ PROSSIMO 6 MAGGIO SI TERRA’ UN IMPORTANTE INCONTRO:
Un confronto con i candidati sindaco di Faenza sul tema dei rifiuti. Alle ore 20,45 alla Sala delle Associazioni in Via Laderchi 3 – Faenza.

Questo incontro è importante anche per noi di Castel Bolognese perché, anche se si parla di elezioni comunali NON nostre, le scelte che verranno fatte dal sindaco che sarà eletto a Faenza a maggio avranno un effetto importante sul sistema di raccolta dei rifuti a Castello, sul peso delle bollette e sulla salvaguardia dell’ambiente con la riduzione dei rifiuti che vanno conferiti agli inceneritori.

Il piano per l’energia dell’Unione proposto dal Comune di Faenza

In questi giorni i cittadini e i consigli comunali della Romagna Faentina sono chiamati a discutere e ad approvare a breve un “Piano di Azione per l’Energia Sostenibile” (PAES), costruito dal servizio tecnico di Faenza sentiti i sindaci dei Comuni.

Il PAES è pubblico da dicembre sul sito del Comune di Faenza http://www.comune.faenza.ra.it/Citta/Rapporti-internazionali/Il-Patto-dei-Sindaci

Si tratta di un piano che a fronte di una spesa pubblica di 120mila euro in 6 anni, che potrebbero essere pagate dai cittadini attraverso l’imposta “Bollino Calore Pulito” del Comune di Faenza, avrebbe come obiettivo la riduzione delle emissioni di C02 nell’atmosfera.

Il documento conta oltre 300 pagine, la parte rilevante/attuativa è nelle 12 azioni descritte nelle ultime 20 pagine.

L’azione più impegnativa dal punto di vista finanziario (azione S061) è la sostituzione di 600 punti luce al costo di 72mila euro, oltre 100 euro a punto luce.

Un’altra azione (S064) prevede la sostituzione di impianti termici in edifici comunali, a fronte di una spesa di 25mila euro, ad esempio a biomassa.

Un’azione (S177) prevede la costituzione di un’agenzia per l’energia Faenza-Imola a cui affidare l’applicazione delle azioni successive, che sono tutte a costi bassi, circa 2mila500 euro l’una.

Due azioni affidano ad appaltatori la fornitura di energia elettrica e la manutenzione degli impianti degli edifici pubblici (S179) e la fornitura di energia e la gestione di impianti di riscaldamento (S184)

Con le azione S180 e S181 i Comuni passano a comprare energia elettrica da fonti cosiddette rinnovabili.

L’azione S182 prevede che gli operatori del settore terziario saranno “invitati” dai Comuni ad acquistare energia elettrica da impianti a biomassa.

Due azioni (S178 e S183) prevedono, a fronte di una spesa di 5mila euro dei Comuni, interventi dei cittadini, di coibentazione degli edifici e di miglioramento degli impianti. Queste azioni prevedono che la nuova superficie residenziale e non residente aumenti del 10% annuo!!! Leggendo queste cifre saltiamo sulla sedia perchè nel nostro territorio le case e i capannoni sfitti sono una frazione altissima, le imprese stanno fallendo trascinando i finanziatori e la sostenibilità richiederebbe di andare a un consumo di suolo zero. E allora perchè si infila nel PAES l’obiettivo di aumentare la superficie costruita del 10%? Sbagliamo a leggere il dato?

Passiamo ai commenti. I comuni non si impegnano a ridurre il consumo energetico degli edifici pubblici, ma piuttosto ad acquistare energia da biomasse. Nel nostro territorio la produzione di energia da biomasse non è chiaro che sia “sostenibile”, perchè le biomasse sono da importare, ad esempio dall’estero (vedi centrale di Russi ex zuccherificio, che brucerà legna per produrre energia elettrica a basso rendimento). Inoltre bruciare biomasse immette nell’aria grandi quantità di polveri sottili, in un ambiente già inquinatissimo. I conti di questo piano in termini di CO2 risparmiata sono quindi completamente discutibili.

L’impressione, sicuramente parziale, che abbiamo leggendo il documento è che si tratti più di un’operazione finanziaria piuttosto che di un’operazione di riduzione del consumo energetico, che consiste nell’affidare la gestione dei servizi energetici dai servizi tecnici a un’agenzia o ad appaltatori. Per cambiare 600 lampade o per cambiare gestore di energia, non c’è bisogno di un PAES, quanto piuttosto di un chiaro piano finanziario. In cui siano chiari i vantaggi economici per la collettività, piuttosto che poco convincenti stime di tonnellate di CO2.

Un piano per la riduzione della CO2 dovrebbe considerare l’agricoltura o l’ambiente o i trasporti, che pure sono la parte più energivora ed inquinante.

Un piano chiaro dovrebbe prevedere obiettivi specifici e separati per ogni comune.

Un piano che puntasse alla riqualificazione energetica del privato dovrebbe analizzare più in dettaglio i dati e coinvolgere cittadini e associazioni ambientaliste. Ma le associazioni ambientaliste non sono state convocate, mentre sono state convocate le banche e i soggetti finanziatori. Ma se la quantità in gioco fosse la CO2, come si dice, chi è l’esperto, le associazioni ambientaliste o le banche?

Insomma, questo piano, nato per conteggiare tonnellate di CO2, e pagato con le imposte del bollino blu, ci sembra essere più un oscuro esercizio finanziario che un chiaro piano energetico.

Ridurre i rifiuti e le spese è possibile da ora

Sembra che comuni simili al nostro producono un terzo dei rifiuti che produciamo noi e spendano quasi la metà per la raccolta dei rifiuti. Qui sotto un comunicato  della campagna per i rifiuti zero in Emilia Romagna

Premio “sotto il muro dei 100 Kg: comuni verso rifiuti zero”,  Monte S.Pietro, 29 novembre 2014 ore 9,30

Oggi in Emilia Romagna ciascun cittadino manda in media circa 300 kg a smaltimento in discarica, inceneritore o a trattamento meccanico-biologico. Quei 300 kg sono la misura degli sprechi che produciamo.

La campagna “sotto il muro dei 100 Kg: comuni verso rifiuti zero” si pone l’obiettivo di ridurre quegli sprechi ad 1/3 mettendo in risalto e premiando quei comuni che, attraverso una gestione corretta dei rifiuti e buone pratiche di riduzione, hanno raggiunto quell’obiettivo.
La campagna è indetta da WWF Emilia Romagna, Legambiente ER, Movimento legge rifiuti zero ER, Ecoistituto di Faenza, Associazione Comuni rifiuti zero ER, Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma.
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Rischio idraulico del Senio, Santerno e Lamone

Il 20 settembre scorso, i nostri fiumi hanno superato ampiamente i livelli di piena rispetto ai quali sono stati fatti i piani di sicurezza idraulica. Eventi che si pensava si presentassero mediamente ogni duecento anni e che ora si presentano invece ogni pochi anni.

Questo è quanto emerge con chiarezza dallo studio dell’ARPA che analizza dati delle pioggie e delle piene del 20 settembre scorso:
http//www.arpa.emr.it/cms3/documenti/_cerca_doc/meteo/radar/rapporti/rapporto_meteo_20140920.pdf

Questo significa che è urgente rifare gli studi e rivedere i piani della regione per la sicurezza idraulica dei nostri fiumi del nostro territorio.
Purtroppo, nell’attesa che siano ri-assegnate le responsabilità dalle autorità di bacino ai bacini idrografici che sono entità in corso di definizione, la situazione è ferma. E perdiamo tempo prezioso per preparare nuovi piani contro il rischio idraulico

Occorre anche sottolineare come manchi un coordinamento sull’intera asta del fiume, e le attività intraprese dai comuni rischiano di essere vanificate in mancanza di un coordinamento tra comuni.

Dalla relazione dell’ARPA si vede anche come ad esempio sul Santerno manchino centraline di misura in grado di dare l’allarme per tempo in caso di piena.

Come Comitato, stiamo lavorando con altre associazioni a una proposta per un Contratto di Fiume per Senio, Santerno, Lamone. Ne scriveremo a breve.

20 settembre, il Senio rompe gli argini – foto Argnani

HERA e 15 euro in più sulla bolletta dell’acqua

Vi siete accorti che HERA vi ha comunicato che addebiterà 15 euro aggiuntivi su ogni bolletta addebitandovi una assicurazione (facoltativa sulla carta) sulle eventuali perdite d’acqua in casa? Leggete con attenzione il depliant che avete ricevuto nelle ultime bollette. Il meccanismo e’ quello del silenzio assenso. Ovvero se non volete pagare, dovreste contattare HERA. I comitati per l’acqua pubblica e la Federconsumatori contestano questa decisione di HERA. Qui sotto riportiamo il comunicato del Comitato Acqua Bene Comune Forlì-Cesena
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Comitato acqua bene comune – Faenza e comprensorio

Riceviamo e pubblichiamo

Faenza, 23 settembre 2014

Come mai le fognature sul Lamone hanno permesso all’acqua di risalire in tante abitazioni faentine? Che dire di fronte a Hera che non pulisce le valvole delle paratie sul Lamone? Che dire a tutte le famiglie che si sono trovati la proprietà allagata? Le nostre amministrazioni avevano consegnato ad Hera una buona gestione del sistema idrico.
Ma ora scopriamo che durante gli anni gli investimenti su opere ordinarie e straordinarie sono sempre calati. Non ci sono dati chiari su gli interventi di manutenzione sul nostro territorio. È aumentata la percentuale sulle perdite. Abbiamo consegnato ad Hera un patrimonio di 1 miliardo costruito dalla nostra fiscalità e dalle nostre amministrazioni e ora Hera SpA ha un debito di oltre 3miliardi e 200 milioni a lunga scadenza, pari al triplo della capitalizzazione di borsa. Vogliamo che gli amministratori di Hera ci raccontino come pensano che possa stare in piedi un’azienda che avrebbe – in partenza – già diversi miliardi di passivo, se non con un continuo aumento della finanziarizzazione borsistica (privatizzazione) e delle tariffe e una costante diminuzione degli investimenti, della qualità del servizio e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.
Una società che tutti gli anni si premura di assegnare dividendi più alti ai propri azionisti, ma non fa neanche quella manutenzione minima per evitare disagi e che presto ci renderà un sistema idrico obsoleto e trascurato. Una società che in barba al referendum il quale proibisce di richiedere in bolletta il 7% di capitale investito continua a caricare il 13-14% agli utenti.

Comitato Acqua Bene Comune
Faenza e Comprensorio

Il rischio idrico – le casse di espansione del Senio

Mai assegnati alla Regione i soldi per realizzare le casse di espansione sul Senio. Neppure il primo finanziamento da 2 milioni. E per completare le opere idrauliche servirebbero altri 8 milioni.

Chi vive a Castello sa che da anni sono in costruzione le casse di espansione sul Senio, realizzate in zona ambientale protetta alla confluenza del Sintra nel Senio, che dovrebbero frenare il deflusso delle acque nel punto in cui la pendenza della collina incontra la pianura.
Il progetto delle 3 casse di espansione fu elaborato nel 2005 dal Servizio Tecnico di Bacino Romagna. Ora la competenza è divisa tra questo servizio tecnico e il Servizio Tecnico del Reno. Per realizzare gli invasi delle casse, nel 2009 sono stati rilasciati i permessi per fare 3 cave. Siccome siamo in una zona ambientale protetta, ci sembra di capire che le attività estrattive siano permesse solo al fine di realizzare le casse di espansione. Ovvero, se non fai la cassa di espansione, non puoi fare la cava. Infatti fare una cava qualche disagio lo provoca, se ricordate il taglio della vegetazione del Senio dalla diga steccaia al ponte di Tebano fu motivato dal fatto che le cave avevano messo a rischio le case vicino al Senio subito a valle degli scavi e occorreva accelerare il deflusso delle acque, proprio l’opposto rispetto a una cassa di espansione!

Le cave sono state realizzate, almeno per la cava n.2 i lavori di estrazione sono finiti. Sarebbe interessante conoscere i conti per capire quanto le ditte che hanno sfruttato le cave abbiano guadagnato dall-attivita’ estrattiva. Ma non ci sono i soldi per pagare le idrauliche necesssarie a trasformare i bacini in cassa di espansione. Servono tra i 9 e i 10 milioni di euro. Al momento non e’ stato assegnato alla regione neppure un primo stralcio di 2 milioni.

Documenti:
Per le casse di espansione del Senio, qui sotto riportiamo la risposta della Regione, 15 maggio 2014:
Risposta della regione, 15 maggio 2014
Per le cave del Senio, si veda:
Piano delle attività estrattive in provincia di Ravenna, 2009

Atri documenti:
Bilancio idrico del Senio
http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/suolo-bacino/sezioni/studi/studi-bacino-reno/senio/bilancio-idrico/view

Auguri di buone feste

Canale dei Mulini 2013
Dallo Statuto di Castel Bolognese, finalità del comune:
tutelare e valorizzare le risorse ambientali, territoriali, naturali e storico-artistiche nell’interesse della collettività ed in funzione di una migliore qualità della vita e di uno sviluppo civile ed economico che assuma la tutela dei beni culturali ed ambientali quali fattori di crescita sociale e di valorizzazione del territorio;

Fonte: http://www.comune.castelbolognese.ra.it/statuto/