Emilia – comunicato del coordinamento nazionale No Triv

Una compagnia australiana sta chiedendo la concessione per cercare metano tra Imola e Castel Bolognese. L’autorizzazione è ora all’esame della valutazione ambientale. Lo scopriamo setacciando pazientemente il sito della regione. Quale parere porterà l’amministrazione alla conferenza dei servizi?
Sul nostro territorio un’altra compagnia di idrocarburi ha già ottenuto la concessione per cercare metano nel 2011. Alla conferenza dei servizi non sembra che l’amministrazione di Castello abbia avanzato limiti alla concessione. Eppure le nostre falde acquifere sono a rischio. Eppure la qualità dell’aria è pessima, e un pozzo non può che aggravarla, Eppure la distanza dai centri abitati è ridotta, e un incidente è sempre possibile. Speriamo di sbagliare.
Nei prossimi giorni scriveremo più estesamente. Nel frattempo vi invitiamo a leggere un articolo che racconta cosa c’è dietro a queste ricerche, spesso condotte da compagnie di idrocarburi straniere.
Riportiamo qui sotto l’articolo del coordinamento nazionale No Triv.

La provincia di Reggio Emilia, così come il resto dell’Emilia Romagna, è nel mirino delle Compagnie Petrolifere.
Alla ricerca di metano e petrolio peraltro di scarsa qualità, tra istanze in corso per ottenere i permessi di ricerca idrocarburi e permessi già concessi, con la cittadinanza intera che ignora il fatto che domani , un qualsiasi cittadino potrebbe ritrovarsi la raccomandata della Compagnia Petrolifera che, – forte di leggi che considerano il sottosuolo un bene dello STATO – invade letteralmente il nostro territorio per installare trivelle mostruose e vasche per contenere i fanghi usati per le perforazioni e rifiuti di certo non ecologici e di dubbio smaltimento.

Cosa succede una volta trovato il gas o il petrolio nei nostri terreni, vicino alle nostre case ? Dopo le trivelle arrivano tubi e impianti per la desolforazione, (il metano ha bisogno di essere depurato. La più dannosa tra le impurità è senz’altro lo zolfo che bruciando produce anidride solforosa e in presenza di umidità provoca il fenomeno delle piogge acide, responsabili di malattie polmonari, della rovina delle piante e del deterioramento di qualsiasi cosa sia esposto all’aria aperta) provocando altro inquinamento in un’area, quella emiliana, che è già fortemente inquinata !

Oltre al pericolo di incidenti irreversibili, di inquinamento delle falde acquifere e di sversamento di idrocarburi nei campi agricoli, si aggiunge l’aumento della subsidenza, ovvero l’abbassamento del terreno, laddove nella bassa colpita dai violenti terremoti del 2012, anche gli impianti di sollevamento acque di Mondine e San Siro – che ci hanno sempre salvato dagli allagamenti nei periodi di forte pioggia (a Moglia e San Benedetto Po) sono fuori uso e gravemente danneggiati dal sisma. In caso di piena del Po o di Secchia ed Enza, già ora siamo in balìa anche di questo rischio, figuriamoci se dovessimo permettere ad una Compagnia petrolifera straniera di farci andare tutti sott’acqua quando sappiamo che un nuovo impianto con idrovore per salvare la bassa dagli allagamenti sarebbe un’opera faraonica e costosissima che lo STATO ora non è assolutamente in grado di finanziare !

Per la zona della Val d’Enza, gli idrocarburi vengon ricercati in zone collinari soggette a frane, laddove esistono Castelli del 1400, e fauna protetta.

A tutto questo, aggiungiamo il rischio sismico, in una zona che ha già manifestato piu’ volte negli anni la sua sismicità in un territorio fragile e fortemente antropizzato. Rischio sismico che potrebbe derivare – per una buona parte della scienza non negazionista- sia dal disequilibrio causato dall’estrazione di idrocarburi non adeguatamente compensati nel sottosuolo , sia dalla reiniezione dei fluidi di scarto in presenza di faglie, peggio se attive ed in grado di generare già senza la mano dell’uomo violenti terremoti !

La zona di Correggio e limitrofe, dopo il sisma del 1996 è stata interessata da vari fenomeni di scavernamento dei piani di campagna, visibili ad occhio nudo, e da faglie superficiali. A dimostrazione della fragilità del territorio reggiano.

La nostra Emilia, famosa nel mondo per la bontà dei propri prodotti agro-alimentari, per chiese storiche, Castelli, Rocche antiche, per il lambrusco, il parmiggiano- reggiano dei nostri caseifici, per i paesaggi così diversi e meravigliosi, dal Po all’Enza, dai vigneti ai pereti, subirebbe una devastazione irreparabile ed un danno di immagine notevole. Non vogliamo diventare come la BASILICATA !

Le nostre case, i nostri terreni, le nostre attività subirebbero anche un deprezzamento economico dalla presenza di una pompa estrattiva. Chi mai vorrebbe comprare un domani una casa vicina ad una pompa petrolifera o ad un centro Oli, o vicina ad una torcia che brucia gas giorno e notte ?

Il gioco non vale la candela. Le quantità stimate di idrocarburi nella nostra zona sono così basse che non migliorerebbero di una virgola il fabbisogno energetico ! Non c’è nessun interesse nazionale da preservare se non il ritorno economico delle compagnie petrolifere che pagano royalties (TASSE sugli idrocarburi estratti ) vergognosamente basse rispetto ai danni che causano ! E tra l’altro tasse che finiscono nella maggior parte nelle tasche della REGIONE e in minima parte dei COMUNI che subiscono l’impatto negativo maggiore ! Nessun cittadino avrà benefici economici dall’estrazione di idrocarburi, nessuno di noi avrà sconti in bolletta, non ci saranno nuovi posti di lavoro dato che il settore petrolifero si appoggia a personale esperto e qualificato !
Laddove AGIP ed Eni negli anni hanno già esplorato i nostri territori, già estratto quello che si poteva e rinunciato all’estrazione estrema di quel poco rimasto, l’unico sistema per estrarre le ultime riserve – per le quali la terra ha già detto BASTA – sono le violente stimolazioni a base di acidi, fratturazioni, pozzi orizzontali, spari con esplosivi nel sottosuolo, iniezioni di acqua in pressione. Tutte attività estremamente impattanti che nulla hanno a chè vedere con il rispetto – ancorchè minimo – del nostro sottosuolo !

Dalla bassa reggiana alle colline, siamo tutti coinvolti.
Noi diciamo NO. Non vogliamo che nessuno violenti la nostra terra.
Diciamo NO a Edison, Terracon, Po Valley, Aleanna Resources, San Leon, Hunt Oil !!!

Articolo dal sito http://notriv.blogspot.it/2013/01/emilia-no-idrocarburi.html

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